I had thought of inventing a world inside a dark, dusty and hard case.A buried world, forgotten, where strange people become victims, executioners or. quite simply, impotent observers. A mad monochromatic wheel fed by the imagination and macabre creativity of you, the spectators.I ask you to collaborate by writing a brief scene for the next part. 

 

"Stiamo creando un mondo dentro una scura,rigida e polverosa valigeia.Un mondo sepolto e dimenticato dove strani personaggi si ritrovano vittime,carnefici o semplici osservatori.Un folle monocromatico ingranaggio alimentato delle fantasie e la macabra creativita' delle menti che vorranno partecipare alla scrittura della storia.. Ciascuno di voi potra' interagire sulla trama inviando una breve e scheletrica sceneggiaura collegandosi semplicemnte al finale dell'ultima sceneggiatura  pubblicata in fase di realizzazione".



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PARTE 2 (IN FASE DI REALIZZAZIONE))

L'uomo è a terra, apre gli occhi, il dolore è profondo ma stranamente sopportabile, tutto gira intorno a lui in maniera vorticosa e caleidoscopica, le palpebre battono su e giù epilettiche. Piano riprende qualche stralcio di coscienza. Nella stanza c'è poca luce, appare diversa da prima ma non riesce a definirne bene i contorni. Con la mano destra l'uomo tenta impaurito di tastare lentamente la ferita ma non avverte nulla, non c'è sangue. Non ha tempo di rifletterci troppo , in pochi istanti il panico lo annienta. Ai suoi piedi una figura lo osserva, un esile figura di donna, sembra quasi bambina, ha una vestaglietta verde ed un ombrello nero aperto, al posto degli occhi due piccole fragole violacee. Il cuore inzia a singhiozzare maldestro, la paura lo assale più forte, cerca di indietreggiare. La ragazza sorride, un sorriso ambiguo ed inspiegabile, gli fa con la mano un cenno grazioso intimandogli di calmarsi, poi inizia ad accovacciarsi e sparire dietro l'ombrello. L'uomo precariamente riesce a rimettersi in piedi. Cerca di avvicinarsi circospetto all'ombrello, ma si ferma subito notando una luce intermittente provenire dietro di esso. La luce si stabilizza, ed una lampadina con zampe da aracnide sbuca fuori all'improvviso avvicinandosi ai piedi dell'uomo. Dovrebbe provare ancora una volta orrore, invece con tutta calma si inginocchia verso quello strano essere, sembra docile, lo prende in mano, paradossalmente è freddo, con esso inizia ad osservare la stanza che a tutti gli effetti sembra una camera d'albergo, ha tutto quello che una tale luogo dovrebbe avere e una grossa finestra. Si avvicina per osservare fuori, è un paesaggio metropolitano, scuro e cementoso. L'uomo inizia a ridere in maniera grottesca, dai palazzi di fronte delle figure indistinte, tutte uguali, si lanciano nel vuoto una dopo l'altra, sono decine, si lanciano dal tetto, dalle finestre, dai balconi; ma prima di toccare il suolo scompaiono nel nulla. L'uomo continua a ridere. All'improvviso la sua risata si spegne. Si vede una mano bussare alla porta della camera.
(Gennaro Lapadula)

Dall'interno nessuno risponde... la maniglia s’abbassa e l'ospite si introduce furtivamente, silenziosamente. Dopo pochi secondi l'uomo esce dalla stanza, in un ghigno  trionfante osserva l'oggetto nero di cui si è impossessato ed avanza lentamente tenendolo tra le dita. Camminando lungo il corridoio lascia dietro di sé impronte nere che lo rincorrono, lo inseguono e intanto lui s’accorge che l'oggetto tra le sue dita sta diventando sempre più pesante, riluce debolmente, comincia a riscaldarsi…  mentre l'osserva, tentando  di riprendere il suo appesantito cammino, l'ospite prende a sprofondare lentamente: d'improvviso i suoi piedi rimangono invischiati in una nera pece e poi… una materia liquida sale sul suo corpo conquistandolo e lo tira in basso, sempre più in basso. Come un'oscura sabbia mobile il pavimento del corridoio assimila l'uomo. L'oggetto ricade a terra, pulsando. Come un organo, respira debolmente. Il pavimento è un budino che oscilla. Una lampada in un'ampia stanza perde colpi. Un tizio in tuta da lavoro sta consumando un pasto freddo su un tavolo disadorno… il tizio osserva una ragazza che, nella stanza comunicante, posa le dita contro le pareti, ansiosa. Indossa una veste leggera, tasta i  muri, la incuriosiscono la ragazza si muove in modo sensuale, come concubina ascolta con attenzione… con dedizione…  dei rumori, provengono forse dal muro. In una danza magnetica, tenta di aderire alla parete, picchiettando con le dita; esile, continua ad ondeggiare. Piccole fasciature le avvolgono i polpastrelli. A tastoni, la ragazza trova su quelle pareti delle minuscole cavità che cominciano ad aprirsi… bocche  molli e morbide che deglutiscono saliva.  Allora svelta lei le ciba di briciole, uva, noci, ciliegie che toglie dalle tasche del suo abituccio. L'uomo è eccitato, la lampadina si fulmina,  la ragazza scompare.una luce intermittente simile ad un battito proviene fioca dal corridoio a sinistra della stanza da pranzo. sul tetto della casa un corvo domina placido il panorama.
(Valentina Ferrucci).

 
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PARTE 1
Scritto da Graziano Staino,Daniele Metrangolo e Donatello Fumarola.
Diretto da Graziano Staino
Produzione Blindvision Giugno 2010


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GUARDA su vimeo ADESSO DARK DUSTY HARD CASE part 1


E' appena entrato nella stanza.Dopo aver controllato che nessuno lo seguisse, estrae dalla tasca dei guanti bianchi e lentamente si infila una mano in gola al fine di vomitare.Riesce a farlo senza problemi estarendo dall'oscuro vomito un piccolo oggetto nero di forma incomprensibile.Distratto da tale visione non si accorge dell'arrivo nella stanza di un seconda persona identico a lui ed armato di coltello.Senza problemi lo colpisce al petto.Cade a terra mentre il secondo uomo si impossessa dell'oggetto ed esce dalla stanza.

(Graziano Staino)

Rimane steso per terra il sangue scivola lentamente fuori dalla bocca e cade lento e costante sul suo petto dove dall’arterie tranciate schizza altro sangue a ritmo del battito cardiaco sempre più debole. Ha ancora un po’ di forza per rialzarsi ma i suoi talloni non fanno presa sul pavimento sporco di vomito e sangue… Era la sua unica possibilità di capire come mai fosse finito li, come mai la sua vita fosse scivolata in questo storia che ha del fantastico e del demoniaco, perché quell’oggetto era cosi importante, nonostante non ne conoscesse nemmeno il significato…. chi era quello uomo, sto sognando, ora misveglio, perdo sangue, il dolore mi fa impazzire, ora mi sveglio… si sente il respiro affannato e profondo e una mano stanca che cerca tra le tasche le sue sigarette.Assassino assassino assassino assassino, diceva la voce di un bambino nella sua mente mentre scappava nel bosco, guardava le sue mani sporche di sangue e rideva, come solo la pazzia sa far ridere, come un cane malato di rabbia, la sua bava si mischiava al sudore e al sangue di colui che aveva appena accoltellato con gusto e determinazione, ricorda solo la sua mano che stringeva forte il manico del coltello, i denti serrati, lo sguardo di lui… uno sguardo di dolore sempre più rassegnato ad ogni colpo, prima nel ventre poi nel petto poi di nuovo nel ventre, mano veloce e sicura. Ricorda anche la sua fortissima eccitazione, e quel sangue la cui vista l’aveva sempre inorridito per lui ora era colore…. Tra il ricordare la scena e la fuga sparisce nei cespugli, scivolando tra rametti e rovi arriva in un prato, è scosso dalla caduta, prima ancora di toccarsi il viso pieno di graffi e tagli si accerta di non aver perso il suo oggetto nero… è li nella sua tasca sinistra, quella che aveva gia scelto prima, la sinistra, la tasca sinistra. Ride ancora più di prima, una risata maligna, diabolica mentre il suo viso sgorga sangue, piccole gocce cadono sui petali delle margherite bianche, lui si sofferma a guardarle meravigliato come un bambino si meraviglia alla vista di una nuova cosa...il colore… il colore…il sangue è bello, il sangue è colore. Guarda avanti… al di la del prato la sua automobile, ma prima di raggiungerla si inginocchia di nuovo a dipingere i petali delle margherite con il suo dito indice ancora sporco di sangue fresco.Lui ora aveva quello che voleva, lui ora aveva quel piccolo oggetto

(Daniele Metrangolo)

 

Si trova in un bosco qui cerca di seppellire l'oggetto, per nasconderlo. sa di essere braccato da un nemico invisibile (o non ancora visibile - che si scoprirà più avanti essere lui stesso). poi cerca riparo sotto una roccia ai confini del bosco. qui si add ormenta, e sogna, o crede di sognare (la stanza del primo episodio, dove i ruoli sono invertiti, lui è l'uomo che viene ucciso e l'altro è l'uomo che riesce a scappare con l'oggetto, nel bosco). si sveglia, ma è l'altro, l'uomo che abbiamo visto morire, e che il 'sogno' ha riportato in vita, va a dissotterrare l'oggetto, ma trova il coltello che l'ha ucciso.

(Donatello Fuamrola)


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